COSA SONO GLI ASANA E A COSA TI SERVONO

Qual è la prima immagine che ti balena nella mente quando senti pronunciare la parola YOGA?

Di’ la verità, ti figuri una persona che si contorce in qualche posizione improbabile, magari seduta nella posizione del Loto; gambe incrociate, piedi appoggiati sulle anche, schiena dritta e mani appoggiate sulle ginocchia. Oppure te la immagini in equilibrio su mani e testa, con le gambe che svettano verso il cielo?

Impossibile non associare lo Yoga agli ASANA, le infinite posizioni, con annesse varianti, che caratterizzano lo Yoga moderno e che oggigiorno spopolano sempre di più sui social media.

Sapevi che gli ASANA sono una pratica piuttosto recente rispetto alla nascita dello Yoga?

Queste strane posizioni dagli strani nomi risalgono infatti al  medioevo, quando in India nasce lo Hatha Yoga. Prima di allora lo Yoga consisteva nello stare seduti e immobili a meditare.

È Gorakshanat, che visse fra XI° e XII° sec. d. C. a introdurre nella pratica yogica le posizioni degli animali e dei segni zodiacali, rifacendosi alle effigi rappresentate sui troni, delle casate reali, ASANA, simbolo della potenza e del potere di ognuna di esse. 

Grazie a questo tipo di pratica, lo Yogin poteva cogliere e assorbire quella stessa potenza, Shakti e acquisire quel determinato potere, Siddhi, da utilizzare sul mondo materiale oppure per raggiungere la comunione con l’assoluto.

Nasce così lo Hatha Yoga.

A quel tempo la pratica consisteva nel mantenere un asana per un lunghissimo tempo, con lo scopo di evocare e incarnarne lo spirito che simboleggiava.

Tu riesci a immaginarti  mentre rimani per diverse ore nella stessa posizione, anche quella apparentemente più semplice, con l’attenzione rivolta al tuo interno?

O soltanto l’idea ti procura prurito, tosse e desiderio di fuggire a gambe levate?

E’ normale e neanche a me entusiasma il fatto di pensarmi ferma per così a lungo (forse mentre dormo, forse!). 

Se ti stai domandando perché continuiamo a praticare gli asana anche oggi, sappi che nonostante i tempi siano cambiati e nonostante la pratica yogica sia alla portata di tutti (un tempo solo i meritevoli, i nobili di spirito, potevano aspirare a diventare yogin), gli asana continuano ad avere un ruolo centrale nello yoga. 

Al di là dello stile praticato (astanga, vinyasa, hatha ……) nelle sequenze continuiamo a eseguire svariate posizioni, mantenendole per più o meno tempo, no non per delle ore.

Avendo esperienza di Hatha Yoga non posso entrare nel merito degli altri stili, né posso arrogarmi il diritto di parlare per ogni singolo insegnante o praticante, perciò ti parlo del mio punto di vista, basato sulla mia esperienza di studio e pratica.

Vivo lo Yoga come una pratica di benessere che, attraverso la percezione del piacere, mira a far accrescere la vitalità e a potenziare l’organismo.

Per realizzare la condizione di benessere è necessario che mente e corpo stiano in una relazione di scambio armonioso: ogni attività della mente deve tradursi in un’attivazione del corpo e ogni pulsione o attività fisiologica deve stimolare la mente, in un continuo scambio. Quando questa relazione perde la sua fluidità e continuità ecco che appaiono le prime distonie. 

Sarà capitato anche a te di essere assillata da un pensiero che non riesci a lasciar andare.

Un chiodo fisso che ti tormenta e se anche ti distrai per un momento eccolo che dicendo “ehi non ti sarai mica scordata di me?”.

In genere il pensiero si accompagna a una sensazione di disagio emotivo non ben precisata, ma se ci fai attenzione puoi notare che una zona del tuo corpo tende a rimanere contratta (spalle, addome, mandibola…) e che il respiro non si esprime completamente. A lungo andare le tensioni e le contrazioni muscolari possono degenerare fino a produrre infiammazioni e blocchi articolari; in questo articolo ti spiego perché.

Pensa che questo accade anche a livello inconscio, tutta quella parte della mente che non puoi sondare, che registra ogni stimolo esterno e racchiude le esperienze che hai rimosso perché troppo dolorose o fastidiose da fa affiorare alla coscienza, ma che dall’interno continuano ad agire in qualche modo. 

Ti stai chiedendo perché ti racconto della mente quando tu vuoi sapere a cosa servono gli ASANA? 

Sappi che lo Hatha Yoga è un’attività mentale, un’attività in cui la mente torna a osservare e a esprimersi nel corpo, il suo campo d’azione.

Rivolgendo l’attenzione verso ciò che accade al tuo interno, i pensieri che ti assorbono completamente durante la giornata ti abbandonano.

No non si tratta di fare “chiodo scaccia chiodo”, anche perché sostituire un pensiero con un altro, anche se positivo, non fa che aggiungere materiale dove ce n’è già in abbondanza. 

Se sul pavimento c’è sporco puoi coprirlo con il tappeto più pregiato, ma lo sporco rimarrà, se invece pulisci e ti liberi dallo sporco, il tappeto che sceglierai di mettere sarà solo per puro piacere.

Vivendo in una condizione in cui la mente è costantemente assorbita da stimoli esterni, essa si dimentica di ritornare a rivolgersi verso il corpo, il suo luogo di elezione, che di conseguenza perde vitalità.

Quando la mente finalmente ritorna “a casa sua” il corpo è inondato di vitalità e la condizione per cui questo avvenga è stimolare la percezione del piacere.

Quando il corpo è pervaso dal piacere la mente rimane volentieri a osservarlo beandosi di tanta bellezza e come ti ho già detto, più la mente rimane a osservare il corpo, più la vitalità ritorna a fluire.

Ma in una condizione in cui percepisci fastidio, scomodità e disagio questo non potrà mai avvenire, anzi sortirai proprio l’effetto contrario, la mente non vedrà l’ora di sganciarsi dalla percezione di fastidio distraendosi e a quel punto non vedrai l’ora che la tortura sia finita.

Ecco perché sforzarti di mantenere a lungo una posizione non giova alla tua salute.

Praticare con un atteggiamento coercitivo può aiutarti a temprare il carattere o a forgiare la tua forza di volontà, ma tutto questo non ha a che fare con il benessere se è quello che vuoi ottenere.

Non dimenticarti mai che alla base della pratica yogica ci deve sempre essere un obiettivo; liberare il respiro, fare il pieno di vitalità, elevare il tuo umore … raggiungere la comunione con l’assoluto, quale che sia il tuo obiettivo, la pratica che scegli dovrà essere adeguata a raggiungerlo.

L’esecuzione di un esercizio in fase dinamica ti prepara a mantenere la staticità della posizione“finché ti percepisci comoda” (come ripeto durante le mie lezioni). Le posizioni devono essere Sukka e Stira, dolci e stabili, affinché la mente sia invogliata sempre di più a osservare il corpo pervaso di piacevole benessere.

Dunque a cosa servono questi benedetti Asana? 

Chiariamo un concetto, la posizione di per sé può servire a tutto e al suo contrario, perché quello che conta nello Hatha Yoga è l’utilizzo della tua intenzione.

Puoi mantenere una posizione anche per un’infinità di tempo, ma se alla base della sua scelta non c’è un motivo ben preciso e se la sua esecuzione non è accompagnata da una forte intenzione mentale, non accadrà proprio nulla di diverso rispetto a fare ginnastica. Puoi approfondire leggendo questo mio articolo.

Avrai capito che l’attività della mente finalizzata a un qualcosa di ben preciso è fondamentale perché la tua pratica possa definirsi Hatha Yoga.

Dunque puoi divertirti a utilizzare la stessa posizione per ottenere benefici diversi, liberare il respiro in una determinata parte del corpo, liberarti dalle tensioni muscolari, riscoprire una gestualità più fluida, migliorare la fisiologia, placare la mente e renderla più lucida.

Tutto dipende da ciò che tu vuoi ottenere e da una potente intenzione mentale. 

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